Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma dell’avv. Pietro Mancuso, già sindaco di Simeri Crichi.
Ci sono opere pubbliche che vengono ricordate per il giorno dell’inaugurazione. Altre, invece, meritano di essere ricordate per il giorno in cui qualcuno ebbe il coraggio di immaginarle e poi reperire le risorse per poterle realizzare, ed il lungomare di Simeri Mare, mi permetto di affermarlo, appartiene a questa seconda categoria.
Da qualche tempo il dibattito pubblico sembra essersi concentrato su una domanda tanto semplice quanto fuorviante: chi ha realizzato il lungomare?
È una domanda che rischia di produrre una risposta sbagliata, perché induce a guardare soltanto l’ultimo tratto del percorso, dimenticando tutto ciò che è accaduto prima. Le opere pubbliche non nascono nel momento in cui vengono inaugurate. Non prendono forma quando il cantiere apre o quando si taglia un nastro. Nascono molto prima. Nascono quando un’amministrazione decide di trasformare un’idea in una scelta politica, quando quella scelta entra nella programmazione dell’Ente, quando vengono ricercate e poi trovate le risorse, predisposti gli elaborati progettuali, avviati i rapporti istituzionali e costruito, passo dopo passo, il procedimento amministrativo destinato a condurre alla realizzazione dell’opera.
È questo il motivo per cui ho deciso di riaprire i fascicoli del nostro Comune. Non per alimentare una polemica né per rivendicare primogeniture.
Ma per una ragione molto più semplice: verificare se il dibattito politico coincidesse davvero con la memoria degli atti amministrativi.
Perché, nella pubblica amministrazione, esistono due modi di raccontare una storia. C’è quello delle dichiarazioni, o chiacchere che dir si voglia, e c’è quello dei documenti. Il primo cambia con il trascorrere del tempo. Il secondo rimane esattamente identico al giorno in cui è stato formato.
E sinceramente è bastato seguire la cronologia degli atti per comprendere che il lungomare di Simeri Mare certamente non nasce nel 2025.
La sua storia inizia molto prima.
Il primo tassello è rappresentato dal rendering progettuale del settembre 2020 (ALL. 1), nel quale il lungomare esiste già nelle sue linee essenziali. Non è ancora un’opera, ma è già una visione amministrativa concretamente tradotta in un progetto. Del resto, il raffronto tra l’elaborato progettuale in commento e l’opera completata, così come la vediamo oggi, non lascia adito a dubbi di sorta.
Pochi mesi dopo, quella che era una visione entra ufficialmente nella programmazione comunale attraverso la deliberazione del Consiglio Comunale n. 25 del 2020 (ALL. 2).
Successivamente, il 29 aprile 2021, viene sottoscritto l’Atto Integrativo (ALL. 3) che consolida il quadro istituzionale necessario alla prosecuzione dell’intervento.
In sintesi, e per essere grossolani come uno di campagna come me, alla data del 29 aprile 2021 la realizzazione del lungomare di località Chiusa ha trovato, la copertura finanziaria pari a 560.000 euro oltre la cessione, a titolo gratuito, al comune di Simeri Crichi di tutte le aree di Italia Turismo interessate ad ospitare il nostro primo lungomare.
Occorre a questo punto far presente, avendo vissuto la vicenda in prima persona, che la società Italia Turismo non s’impegnò con l’addendum, o atto integrativo, alla convezione del 2021 ad elargire 560.000 euro e a cedere i relativi terreni (per un ammontare complessivo di quasi un milione di euro) in maniera spontanea (del resto chi di noi l’avrebbe mai fatto?), bensì a seguito del contenzioso creatosi innanzi al TAR Calabria avverso il provvedimento con il quale la mia amministrazione rigettò l’ennesima e pretestuosa richiesta di proroga dei lavori per il completamento del famigerato mammozzone che albergava, al tempo, da oramai 11 anni senza alcuna prospettiva seria di completamento.
Tuttavia, malgrado l’implausibilità delle motivazioni addotte da Italia Turismo a sostegno della proroga dei lavori, il TAR le diede ragione, in tal modo scongiurando quell’ordine di demolizione che il sottoscritto aveva già paventato alla stessa Italia Turismo nell’ipotesi in cui entro 2 anni e mezzo dal mio insediamento non avrebbe completato il resort.
Soltanto la mia ferma determinazione a proseguire il giudizio innanzi al Consiglio di Stato dinanzi un provvedimento palesemente illegittimo, da una parte, e le rassicurazioni comunque ricevute dai vertici di IT per una celere risoluzione dell’incompiuta, dall’altra, a far addivenire le parti ad una sintesi ove le contrapposte aspettative hanno trovato quella quadra volta ad evitare il contenzioso, che non avrebbe portato alcun beneficio a nessuno, ma soprattutto a ridare dignità ad una tra le più belle macchie marine del nostro territorio deturpata da quello scempio inguardabile.
Le idee e la determinazione hanno avuto certamente un valore. Ogni opera pubblica nasce da un’intuizione, da una visione, da un’esigenza avvertita da chi amministra. Ma, nella pubblica amministrazione, le idee da sole non realizzano nulla.
Senza una programmazione, senza un progetto, senza un procedimento amministrativo capace di trasformarle in atti, e soprattutto senza le risorse finanziarie, le idee rimangono semplicemente idee.
Tuttavia, dopo quel 29 aprile 2021 inizia il periodo buio del commissariamento che, per come già emerso nel dibattito politico, non ha certamente favorito la prosecuzione degli impegni oramai contrattualizzati tra il comune ed Italia Turismo per la realizzazione di un lungomare già finanziato.
Le motivazioni di questa empasse, per chi ancora non ne fosse al corrente, risiedevano nella profonda divergenza venutasi a creare tra la triade commissariale ed i vertici di Italia Turismo in ordine – si badi – proprio alle sorti del resort incompiuto (che rimane la vera patata bollente per chi andrà ad amministrare il comune di Simeri Crichi nel 2027), e non in relazione al lungomare, ma furono tali ed irreversibili da indurre i commissari del tempo ad interrompere ogni tipo di rapporto istituzionale.
Sono, quelli che ho definito, gli anni del ristagno ove nessuna opera pubblica potrebbe mai essere realizzata se non la si vuol fare, anche se sostenuta dalla relativa copertura finanziaria.
Finalmente nell’ottobre del 2023 Simeri Crichi ha il suo nuovo sindaco, ma soltanto il 2/5/2025 arriva il provvedimento con il quale il Responsabile dell’Ufficio Tecnico, ing. Pasquale Barbuto, determina l’approvazione del progetto esecutivo (ALL. 4).
Un bravo dunque all’amministrazione Zicchinella.
Ma si tratta di un documento che merita di essere letto con attenzione. Se davvero, come è stato pubblicamente affermato, il progetto originario fosse stato completamente “stracciato” e rifatto da capo, ci si aspetterebbe che la determina desse atto dell’avvio di un procedimento nuovo.
Accade invece il contrario. Nelle premesse, il Responsabile ricostruisce puntualmente la storia amministrativa dell’opera: richiama la deliberazione del Consiglio Comunale n. 25 del 2020, ricorda l’impegno assunto da Italia Turismo per il finanziamento dell’intervento, richiama gli incarichi di progettazione conferiti nel dicembre 2020 e dà conto soltanto dell’avvicendamento di uno dei professionisti incaricati, sostituito nel 2025 a seguito delle sue dimissioni.
Non c’è alcun riferimento all’abbandono del progetto originario o all’apertura di un procedimento completamente diverso. Al contrario, la determina descrive il progetto esecutivo come l’approdo naturale di un iter amministrativo iniziato anni prima.
È un dato che proviene dall’Ufficio Tecnico comunale e che, proprio per questo, assume un particolare valore oggettivo.
Ancora una volta, dunque, non è il dibattito politico a fornire la risposta, ma gli stessi atti amministrativi.
Ma è proprio qui che nasce l’equivoco. Scambiare l’ultimo atto del procedimento con il suo inizio significa confondere la conclusione di una storia con il primo capitolo del suo racconto. Tuttavia gli atti amministrativi, letti nella loro successione cronologica, raccontano una realtà diversa.
Ed è una realtà che appartiene a tutti, perché i documenti non hanno appartenenze politiche.
Su questa ricostruzione documentale si inserisce anche un’altra questione che merita una qualche riflessione. Nel corso del recente auto-report, a proposito del lungomare, Davide Zicchinella ha affermato che i 70.000 euro destinati all’illuminazione del lungomare avrebbero potuto essere utilizzati per realizzare un parco acquatico, installare panchine smart, predisporre docce ed istituire bagnini per la spiaggia libera di Marincoli ed Homo Morto.
Si tratta chiaramente di idee che meritano di essere apprezzate a fronte dell’evidente utilità pubblica che ricadrebbe sul nostro territorio ma la consultazione degli atti amministrativi condurrebbe però ad una conclusione diversa rispetto all’affermazione da egli rilasciata. Da dove avrebbe preso i soldi Zicchinella per realizzare tutte queste apprezzabili idee?
Spero di spiegarmi. Oltre alla determina dell’ing. Barbuto del maggio 2025 (approvazione del progetto esecutivo), all’amministrazione Zicchinella va riconosciuto senza ombra di smentita un’implementazione al progetto originario. O meglio, rispetto ai 560.000 euro già finanziati da Italia Turismo con la sottoscrizione dell’atto integrativo nel corso della mia amministrazione, quella di Zicchinella ha apportato miglioramenti per 100.000 euro.
A parlare in tal senso depone il Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP) con il quale, sempre l’ing. Barbuto, in quota Zicchinella, nel febbraio 2026 (ALL. 6) predispone la “Messa in Sicurezza Lungomare” per una spesa di importo pari a 100.000 euro (e non 70.000 per come è emerso nel dibattito politico) da attingere al fondo sanzioni (istituito con l’installazione dell’autovelox nel corso della mia amministrazione), ed il cui contenuto principale è costituito dalla realizzazione dell’impianto di illuminazione e dell’area parcheggi.
Attenzione non perché il progetto originario non prevedesse parcheggi ed illuminazione, sul punto parlano i progetti, ma piuttosto perchè l’amministrazione Zicchinella ha ritenuto sua sponte, e bene ha fatto a mio avviso, di investire ulteriori risorse per renderlo più fruibile.
Alla stessa amministrazione va riconosciuto anche l’arguzia contabile utilizzata nell’occorso, avendo giustificato il prelievo dei 100.000 euro dal fondo autovelox, per il quale tutti conosciamo il vincolo di destinazione (ndr: le risorse provenienti dal capitolo autovelox possono coprire soltanto la messa in sicurezza della circolazione stradale, in sintesi: strade, marciapiedi ed illuminazione e nient’altro) sull’esigenza, appunto, di preservare la sicurezza ciclo-pedonale del nostro lungomare.
Urlerei “Chapeau”. Io non ci sarei arrivato, avrei pensato magari di attingere dal capitolo “Tassa di soggiorno” (una pura coincidenza il fatto che sia stata sempre istituita nel corso della mia amministrazione) nell’ottica di un miglioramento, ma devo veramente complimentarmi per l’intuizione.
La vera particolarità, ad ogni modo, è che quella destinazione non è stata decisa da amministrazioni precedenti, è stata deliberata dalla stessa Amministrazione Zicchinella, la quale ha approvato l’integrazione progettuale destinando 100.000 euro al potenziamento dell’impianto di illuminazione e motivando tale scelta con l’esigenza di incrementare la sicurezza del percorso ciclo-pedonale.
In altre parole, non siamo di fronte ad una decisione assunta da altri e successivamente criticata dall’ex sindaco, ma di una scelta fatta dalla stessa amministrazione Zicchinella che oggi sostanzialmente ne rinnega la paternità assumendo che quei 70.000 euro (che invece sono 100.000) potevano esser destinati ad altro.
C’è poi un ulteriore elemento che gli atti consentono di comprendere. Quei 100.000 euro, come detto, non provenivano da un capitolo di spesa liberamente utilizzabile bensì dal Fondo Autovelox, alimentato negli anni precedenti e caratterizzato da una destinazione funzionalmente collegata agli interventi per la sicurezza della circolazione.
Non è quindi casuale l’arguzia contabile, ampiamente riconosciuta a Davide Zicchinella, che il DIP, firmato Barbuto, richiami espressamente il miglioramento della sicurezza del percorso ciclo-pedonale quale ragione dell’intervento.
Voglio dire che l’illuminazione non viene scelta soltanto perché migliora l’estetica del lungomare. Viene scelta perché è coerente con la finalità delle risorse impiegate. Ed è proprio questo elemento a rendere difficilmente conciliabile l’idea che quelle stesse somme avrebbero potuto essere destinate, indistintamente, ad opere e servizi di natura completamente diversa.
Non è una questione di preferenze e/o di discrezionalità. È una questione di coerenza normativa tra la fonte del finanziamento, il vincolo che la caratterizza e il provvedimento amministrativo che ne dispone l’utilizzo.
Concludo, ripeto senza voler alimentare polemiche, che le opere pubbliche non appartengono a chi le inaugura (magari il 6 agosto p.v. per quello che mi sento dire dalla comunità), e neppure a chi tenta di rivendicarne, in via esclusiva, la paternità.
Appartengono alla comunità. Sono il risultato di un procedimento amministrativo che attraversa il tempo, coinvolge amministrazioni diverse, tecnici, dirigenti, progettisti e istituzioni.
Per questo motivo il modo più corretto di discutere del lungomare di Simeri Mare non è chiedersi chi debba intestarsene il merito. La domanda giusta è un’altra. Che cosa raccontano gli atti amministrativi? E la risposta è scritta nei documenti e può essere verificata da chiunque abbia quella serenità (ndr: terzietà) di volerli leggere.
Avv. Pietro Mancuso, già Sindaco di Simeri Crichi.
ALLEGATI A SUPPORTO DI QUANTO CONTENUTO NELLA NOTA:
02 26 DIP – Messa in Sicurezza Lungomare
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